Tempo di Vendemmia.
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In corso la raccolta di 65 milioni di quintali di uve.
La vendemmia che rilancia il vino. Produzione inferiore (-1%) al 2008, ma qualità ottima.
Gli enologi: sarà l'annata di ripartenza del settore.

Dal Corriere della Sera del 23 settembre 2009
Si berrà un po' meno ma farà bene alla salute (economica) delle cantine italiane. Per la vendemmia 2009 le stime di Con­fcooperative parlano di una produ­zione di circa 65 milioni di quintali di uve e 45,8 milioni di ettolitri di vino prodotto (-1% rispetto al 2008 e -5,4% rispetto ai valori medi de­gli ultimi 5 anni). In pratica, se non ci saranno eventi climatici catastro­fici durante il mese di settembre, la produzione dovrebbe calare di cir­ca due o tre milioni di ettolitri in cambio di una qualità molto eleva­ta dell’uva e di una maggiore com­petitività. Per quanto concerne la qualità, invece, da Nord a Sud i produttori concordano: sarà un’ottima anna­ta.

«Ma soprattutto sarà l’annata della ripartenza per il nostro setto­re» precisa Vittorio Moretti, pro­prietario dell’etichetta Bellavista e tra i padri fondatori del fenomeno enologico di Franciacorta.

«Ci aspettiamo grandi cose da quest’annata - continua Moretti -, la qualità è cresciuta ed è ampia­mente riconosciuta a livello inter­nazionale. Per quanto riguarda il Franciacorta, bisogna solo lavorare di più alla commercializzazione al­l’estero: attualmente produciamo circa 10 milioni di bottiglie e po­tremmo metterne sul mercato al­meno il doppio.

Ci troviamo in una posizione diametralmente opposta a quella dello champagne che que­st’anno farà calare i livelli di produ­zione per non saturare il mercato. Quello francese è un prodotto ma­turo, noi possiamo ancora conqui­stare considerevoli quote di merca­to. La nostra è una parabola ascen­dente che è stata solo frenata nel­l’ultimo anno dalla crisi economica internazionale».

Ma più che la crisi, la recessione e la contrazione dei consumi, oggi i produttori italiani denunciano un nemico secondo loro ancora più pe­ricoloso: la campagna contro l’al­col e la severità delle sanzioni per chi viene trovato «positivo» all’eti­lometro. Agli occhi dei consumato­ri i parametri previsti dal codice della strada appaiono troppo rigidi e soprattutto troppo basso il livello di alcol ritenuto fuori legge. In pra­tica, dicono, con un paio di bicchie­ri di vino si rischia lo stop.

«È una campagna che ci sta dan­neggiando pesantemente e contro la quale bisogna intervenire al più presto - protesta Gianni Zonin, presidente di una delle cantine più vaste e importanti d’Italia -. Una potente lobby europea sta sfruttan­do questa situazione per rilanciare le bibite alternative al vino. Non bi­sogna avere esitazioni nel soste­gno al nostro comparto che rappre­senta una delle espressioni di pun­ta del made in Italy nel mondo e che sempre più viene minacciato dall’invasione dei vini del nuovo mondo: Australia, Cile, Sudafrica su tutti».

Un alleato a questa crociata i pro­duttori lo hanno trovato nel mini­stro delle Politiche agricole Luca Zaia che le settimane scorse ha invi­tato a non colpevolizzare il consu­mo moderato di vino, che non va considerato l’unico responsabile degli incidenti stradali. Intanto il comparto enologico ri­lancia la propria competitività e si aspetta un 2010 in ripresa proprio grazie alla vendemmia in corso, che si annuncia di alta qualità. «Proprio dai mercati internazionali ed in particolare da Germania, Ca­nada, Cina e Stati Uniti le nostre cantine iniziano a registrare i primi segnali di ripresa della domanda» spiega Paolo Bruni, presidente di Fedagri in rappresentanza delle 423 cooperative vitivinicole asso­ciate che costituiscono il 40% del vi­no complessivamente prodotto in Italia.

«Se a questo aggiungiamo - con­tinua Bruni - una vendemmia che potrebbe addirittura risultare di po­co inferiore ai volumi dello scorso anno e se i miglioramenti qualitativi rispetteranno le attese, sarà questo un motivo in più per essere fiducio­si e impegnarsi tutti nel gestire que­sta fase di criticità che potrebbe ri­solversi già a partire dalla prossima primavera.

La posta in palio ormai è troppo alta: il vino in Italia è una co­sa seria e lo dimostrano gli oltre 20 milioni di consumatori ma anche le 700 cooperative e le 700.000 aziende che danno lavoro agli oltre 1,2 milio­ni di occupati in tutto l’indotto, per un valore complessivo della produ­zione di oltre 10 miliardi di euro, di cui 3,5 miliardi derivanti dalle vendi­te del made in Italy per eccellenza in oltre 170 Paesi in tutto il mondo». A rafforzare l’ottimismo degli eno­logi è proprio la qualità delle uve già raccolte ad agosto e di quelle che stanno arrivando a maturazione du­rante il mese di settembre.

«Ad oggi esistono tutte le premesse per una vendemmia eccezionale - afferma Alberto Tasca d’Almerita, ammini­­stratore delegato dell’omonima can­tina siciliana -. Le buone riserve idriche accumulate nell’inverno e il clima estivo, asciutto e ventilato, stanno favorendo una maturazione graduale e costante, preludio per un’eccellente qualità dell’uva».

La vendemmia 2009 ha anticipato la raccolta di una o due settimane ad agosto e dalle analisi delle uve bianche entrate in cantina, vengono confermate le ottime attese qualitati­ve soprattutto in Piemonte, Valle d’Aosta, Lombardia, Friuli Venezia Giulia, Veneto, Trentino Alto Adige, Toscana, Lazio e Sardegna. Molto buona la qualità delle uve anche di Umbria, Marche e Campania che pro­durranno vini bianchi su cui i pro­duttori hanno molte speranze.

In merito alla quantità, le regioni del centro e del nord Italia confermano sostanzialmente i volumi del 2008, con punte di incrementi produttivi che riguardano regioni, come il Friu­li Venezia Giulia ed il Piemonte, che nel 2008 avevano registrato, al con­trario, perdite anche del 20%. Produzione di qualità con meno quantità si registra invece in Abruz­zo e Puglia, regioni in cui le piogge di aprile e giugno hanno causato problemi ai vitigni al punto che i vi­ticoltori hanno dovuto effettuare in­terventi straordinari con conseguen­te selezione e quindi riduzione dei quantitativi di uva sulle piante del 10-15%, con punte anche del 30% in alcune aree del brindisino.

L’obiettivo di tutti, comunque, re­sta l'alta qualità e il piano di rilancio sui mercati internazionali (specie quello Usa e quello britannico) che passa anche da una strategia di marketing capace di veicolare e pro­muovere all’estero l’intero compar­to enologico italiano.

Gli uffici com­merciali delle cantine confermano che qualche segnale di ripresa della domanda del vino italiano arriva già: una tendenza che riguarda i vini bianchi come il Vermentino di Gallu­ra, il Prosecco, il Pinot Grigio e gli spumanti di Veneto, Franciacorta, Friuli e Trentino e, tra i rossi, quelli strutturati come il Montepulciano di Abruzzo, il Marzemino, l'Amaro­ne, il Teroldego, il Chianti e il Salice Talentino. Il resto lo diranno le botti e il mercato.

Articolo di Isidoro Trovato pe ril Corriere della Sera (23/09/2009)
In rete, per saperne di più: www.corriere.it


 
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