
La crisi globale del capitalismo colpisce anche il rivoluzionario sigaro cubano. Secondo le stime più recenti - la notizia è stata riportata dai più importanti giornali mondiali, ad iniziare dal Times, ai primi di ottobre di quest'anno (2009) - l'ammontare di terra riservato alla coltivazione del tabacco a Cuba è sato ridotto di oltre il 30%.
Dati negati anche per quanto riguarda l'export, già sceso del 3% nel 2008, che ha subito un ulteriore ribasso del 15% nei primi mesi del 2009.
Sinora i puros cubani più ricercati - i Cohiba, i Montecristo e i Romeo Y Julieta - detenevano una quota del 70% delle vendite mondiali di sigari di alta qualità ma la recessione globale sta orientando i consumatori su scelte più economiche.
Negli ultimi mesi, stanno aumentando gli 'aficionados' che rinunciano ai cubani per passare a sigari prodotti sempre con tabacco di origine cubana ma realizzati nella repubblica dominicana.
E ancora, scrive il Corriere della Sera, a firma di Rocco Cotroneo:" Il sigaro è fuori moda, anche i banchieri americani di Wall Street non si concedono più i puros. Nonostante l'embargo infatti, stimano gli esperti del settore, almeno 20 milioni di pezzi finiscono comunque tra le labbra del Paese nemico. L'isola di Fidel detiene il 70% delle vendite mondiali si sigari di alta gamma, ma la guerra salutista contro il fumo, e la crisi globale rappresentano un serio problema pe rl'economia cubana".