
Milano, 24 giu. - (Adnkronos) - Il sigaro toscano non cede di fronte alla crisi e guarda all'estero. Aver consolidato ricavi e redditivita' dello scorso anno ha permesso all'azienda 'Manifatture Sigaro Toscano' del Gruppo Maccaferri di puntare all'incremento della produzione in vista di un ampliamento della presenza del marchio sul mercato estero. Oltre al consolidamento della posizione in Europa, il Gruppo progetta di approdare in Russia, Giappone, Turchia e Canada entro il 2010 e negli Usa entro il 2011.
''Il sigaro toscano - spiega Andrea Marazzi, direttore generale di 'Manifatture Sigaro Toscano' - si fa portatore, soprattutto all'estero, dell'arte italiana del buon vivere. Il fatto che in Finlandia ne siano stati acquistati 16mila dimostra che, dietro al prodotto e alla sua eccellenza, c'e' un'idea. Nel 2008 sono stati venduti piu' di 130 milioni di pezzi in Italia, con una crescita del 12% rispetto al 2007. E nel 2009, nonostante la crisi, si prevede di poter confermare se non incrementare il risultato. In piu', per quanto riguarda il mercato estero, puntiamo a passare dal 7 al 10% del fatturato, continuando parallelamente a difendere la qualita' del prodotto. Spendiamo infatti 150mila euro l'anno per difendere il marchio, registrato dal 1997. Sono una decina le cause aperte, tra cui una storica con Malta e quella contro il 'toscaninho' brasiliano''.
In Europa si vendono circa 7 miliardi di pezzi tra sigari e sigaretti. La Francia, dove il consumo di toscani si attesta al 13%, e' il mercato estero piu' sorprendente. Seguono l'Austria (5%), la Spagna al 3%, ma con possibilita' di sviluppo nell'entroterra dove il consumo e' ancora basso e la Grecia (3%). In estate l'azienda prevede di tornare in Canada, mercato nel quale era presente fino al 2005, a fine anno in Russia e quindi in Giappone, con cui gia' sono stati avviati i contatti. E' stato invece gia' firmato l'accordo con la Turchia, dove il monopolio e' stato privatizzato e ora e' possibile distribuire senza dover necessariamente produrre in loco. Restano fuori la Cina, che ha aumentato dal 30% al 45% i dazi di entrata, e il Brasile i cui dazi di entrata sono al 170%.