Trabant, che passione!
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In fila per salire sulla Trabant. Stralci del reportage pubblicato, in data 11 novembre 2009,dal quotidiano "Il Mattino di Padova" a firma di Renato Malaman, inviato a Berlino.

Era il bene più agognato. Per averla i tedeschi dell’Est dovevano pagare rate anticipate per almeno sette anni. Ma quella vetturetta bicilindrica costruita a Zwickau, dalla linea goffa e dalla carrozzeria di plastica (e segatura), rappresentava per loro il sogno di poter viaggiare, seppur nel recinto blindato dei paesi del Patto di Varsavia. Oggi la Trabant è oggetto da museo e per salirivi bisogna pure fare la coda. Succede al Museum Ddr di Berlino dove ogni giorno sono varie centinaia i visitatori in fila.

Tutti in cerca di rivivere qualcosa che non c’è più, di rituffarsi nel loro passato. La chiamano Ostalgie, ovvero nostalgia dell’Est, ed è quel misto di ricordo e di indefinibile rimpianto che pervade i tedeschi quando pensano alla Ddr, ai tempi in cui le Germanie erano due. Nostalgia non certo di un sistema politico bocciato senza appello dalla storia, ma di un modo di vivere e di arrangiarsi. Del sapersi accontentare e godere soprattutto in ambito domestico di piccole cose. Ignari persino di essere spiati, talvolta addirittura dai propri cari, messisi al soldo della Stasi (vedi film «Le vite degli altri») in cambio di qualche aiutino di carriera. Vivere a Est era un’altra cosa.

E così gli irriducibili dell’Ostalgie per ritrovare brani del loro passato finiscono inevitabilmente a Berlino, al Ddr Museum, aperto in riva allo Sprea in Karl Liebknecht Strasse, a lato della cattedrale di San Paolo. Nel 2008 è stato il museo dell’anno. La fila per entrarvi è costante. Illustra come vivevano i tedeschi dell’Est: ricostruisce l’interno di un piccolo appartamento (col bagno senza finestra) ricavato nel «block» di cemento, presenta oggetti di uso quotidiano, vestiti, giocattoli, persino i prodotti venduti nei supermercati, come i cetrioli dello Spreewald o il surrogato di Coca Cola made in Ddr.

Regala l’emozione di salire a bordo di una Trabant vera, espone le divise della Libera Gioventù Tedesca (i boy scout comunisti), un televisore Stern, una macchina da scrivere Erika. Nelle 16 aree tematiche del museo si trova di tutto, grazie alla donazioni di molti cittadini dell’ex Ddr. Persino gli album di foto delle vacanze nei campi nudisti del Baltico. Il direttore Stefan Wolle ha saputo creare un luogo che documenta la storia culturale e del costume di una Germania che non c’è più. E che qualcuno rimpiange. Anche se poi si scopre che fra i tre tedeschi su dieci oggi contrari all’unificazione, il 70% è dell’Ovest. Ed è contrario perchè inglobare l’altra Germania, quella povera, è costato e sta costando tutt’ora troppo. Come dire, una mano sul cuore e l’altra... sul portafoglio. Tutto il mondo è paese. - Renato Malaman

In rete: mattinopadova.gelocal.it/


 
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