Downshifting seconda parte
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Downshifting, ovvero: alla ricerca del tempo perduto per godere i piacere della vita. Seconda parte. A cura di Giuliano Pasini.

Da Parigi alle campagne della Borgogna.

“Mollo tutto e vado a vivere in campagna!” Alzi la mano chi non lo ha mai detto o pensato. Ma come sarebbe “dopo”? Siamo andati a chiederlo a chi ha fatto una scelta del genere dieci anni fa, Isabelle de Murard, che gestisce un bad and breakfast in uno château in uno degli angoli più belli della Borgogna.

Fino ai suoi 35 anni Isabelle viveva a Parigi e aveva una carriera e una vita sociale invidiabile nella Ville Lumière. “Avevo dato vita a un centro di assistenza per bambini con handicap mentali,” racconta. “In pochi anni, ero arrivata a dirigere 20 persone e lavoravo, di media, 12-15 ore al giorno. E dopo il lavoro non mancavano mai cinema, teatro, cene…insomma, una vita parigina piena e completa.” Tutto perfetto, almeno in apparenza. Ma, sotto sotto, qualcosa mancava. Per notarlo quando si ha un ritmo di vita così incalzante, deve intervenire un evento nuovo, una variabile impazzita che cambi le carte in tavola. Nel caso di Isabelle, ha assunto le sembianze del grande amore.

“Ho incontrato Benoît. Mi ha chiesto di sposarlo e di raggiungerlo in Borgogna. Senza riflettere, ho abbandonato i miei 45 m2 per trasferirmi nei 2000 dello château. Da un piccolo balcone sono passata a 20 ettari di parco e da impegni cinque sere a settimana a un’immersione quotidiana nel silenzio della natura.” Sembrerebbe un sogno, ma non è tutto oro quel che luccica.

“Prima, quotidianamente incontravo centinaia di persone, mentre in campagna, certi giorni vedevo solo mio marito. Il primo inverno ho avuto bisogno di andare a Parigi una volta al mese per vedere, sentire l’attività.” Poi, ecco una nuova variabile impazzita. Isabelle resta incinta e nasce Jeanne. “Allora ho capito quello che volevo davvero. Abbiamo aperto il B&B, lo château ha ripreso vita. Io, Benoit e Jeanne gli abbiamo dato un’anima. Alloggiano da noi persone provenienti da tutte le parti del mondo, il parco viene utilizzato per feste e ricevimenti, Benoit lavora nei campi e io curo le verdure, preparo le marmellate per la colazione degli ospiti. Abbiamo anche iniziato a fare il vino. Il nostro primo millesimato potrà essere bevuto nel 2010. E dal 2011 prevediamo di aprire lo château alle visite private.” Non è esattamente la vita che si immagina per un castellano.

Domanda più che lecita: non si lavora più di prima? “I ritmi sono quelli della campagna, non quelli della città. La mia vita ora è attiva, prima era stressante. La differenza è immensa. Adesso non mi manca mai il tempo per fermarsi a riflettere, a contemplare la meraviglia della natura, per accogliere gli ospiti nel migliore dei modi. In una parola: per vivere.” E i tanti che si sono detti “vado a vivere in campagna” sappiano che, secondo Isabelle, per riuscire davvero a fare downshifting è necessario soprattutto essere molto forti mentalmente. “Bisogna guardare avanti senza abbandonarsi a rimpianti per il passato,” afferma convinta. E immaginiamo lei e Benoit brindare col loro primo millesimato alla scelta che fecero anni fa, con vicino la piccola Jeanne che sorride.

Per saperne di più: www.chateau-de-bresse-sur-grosne.com/




 
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