Golf & Canguri.
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E' il percorso di golf più lungo del mondo. Si sviluppa su ben 1.365 chilometri. E viste le dimensioni, non poteva che essere «inventato» in un Paese che di spazio vuoto a disposizione ne ha parecchio come l'Australia. Una proporzione (o sproporzione) rispetto ai circa 4 chilometri complessivi di un campo «normale» che si spiega con un semplice motivo: creare una vera e propria attrazione turistica in uno Stato, il South Astralia, che nei territori a Ovest di Adelaide è scarsamente abitato e ancor meno frequentato dai turisti.

Naturalmente le buche di questo gigantesco «golf club» sono le regolamentari 18, con un par 71, ovvero, da chiudere, se si gioca come professionisti, in 71 colpi. Strano? Solo in parte, perchè le buche vere hanno proprie hanno lunghezze normali. Ciò che cambia, e non poco, è la distanza tra loro visto che si trovano in località diverse sull’altopiano di Nullarbor, tutte realizzate nei pressi di piccole cittadine o stazioni di servizio sorte lungo la Eyre Highway, un’autostrada più lunga dell’Italia, che copre due fusi orari e che unisce Ceduna, a Nord di Adelaide, a Kalgoorlie, in una zona ancora più aNord dopo aver seguito per molti chilometri la costa del South Australia.

Insomma, il trasferimento dal green al tee successivo richiede un auto (non certo un cart) e un bel po' di tempo. Che magari servirà a «sbollire» la rabbia per qualche colpo sbagliato. Ma, in ogni caso, impone una scelta: giocare questo campo significa affrontare un viaggio affascinante ma certo inusuale, in un ampio tratto d'Australia, fra mare, «bush» e deserto.

Su questo singolare campo, appena inaugurato, nell'ultimo weekend di ottobre (stagione primaverile in Australia), è cominciata la prima gara ufficiale. Soddisfatto Kym Woods segretario del golf club di Ceduna, da dove sono partiti i primi giocatori che si sfidano sul percorso di Nullarbor. «Sperano di arrivare a completare la buca 3 entro il primo giorno» ha spiegato. In un ambiente desertico i 18 green sono stati realizzati in materiali sintetici: la manutenzione sarebbe stata impossibile.

Dal tee al green, ovviamente, il «fairway» è ben poco amichevole, ma gli australiani ( e i turisti che sperano di attirare a questa sfida) non si faranno troppi problemi. Magari noleggeranno i ferri, per evitare di rovinare i propri su un fondo ben poco curato. L'idea è nata per rivitalizzare una zona molto isolata e ben poco frequentata, cercando di proporre una «impresa» singolare e unica per i golfisti di tutto il mondo. E organizzando per chi partecipa al viaggio (per completare il percorso ci vogliono circa 6 giorni) anche escursioni con programmi che vanno dal «whale watching» alla visita agli allevamenti della zona. Articolo tratto da: www.corriere.it


 
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